Libero; Pirani (Uiltec): "E' stata tradita la grande speranza riposta nelle politiche attive"

12 ottobre 2018
Paolo Pirani oggi intervistato dal quotidiano Libero
Chiedere a un sindacalista se è d’accordo con la reintroduzione della cassa integrazione per le aziende che chiudono i battenti è come chiedere a un commerciante se il prodotto che sta vendendo è di qualità. La risposta è scontata. Ma pur giudicando favorevolmente il provvedimento sulla cig di fine settembre, Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec, ci tiene a chiarire un concetto.

«Quello del governo - spiega - è un atto dovuto che evita un ulteriore baratro per migliaia di lavoratori, ma da qui a dire che abbiamo risolto i problemi del lavoro ce ne passa».
Cosa c’è che non la convince?
«Da un lato siamo davanti alla dimostrazione che la grande speranza riposta nelle politiche attive è stata tradita. E dall’altra è di tutta evidenza che i 150 tavoli di crisi aziendale restano tutti lì sul groppone e che se non si mettono in moto azioni che spingono la crescita i problemi non si risolvono».
Le risorse ammontano a 140 milioni di euro, saranno sufficienti? «Non credo, anche perché complessivamente parliamo di circa 200 mila lavoratori... e qui torniamo al discorso delle politiche attive. La cassa integrazione non può essere che un palliativo e se non si mettono in moto processi di formazione e riqualificazione per chi perde il posto non si va da nessuna parte».
Si punterà forte sui centri per l’impiego...
«Per adesso la riscoperta dei centri per l’impiego lascia il tempo che trova».
Proposte?
«Bisogna far coincidere chi offre il lavoro con chi dà l’incentivo, come succede all’estero. Si avrebbero dei vantaggi sia dal punto di vista dell’effettivo incontro tra domanda e offerta che dei controlli».
Lei parla molto di crescita. Nella manovra ci sono le giuste spinte?
«Mi sembra ci siano più spinte verso l’assistenzialismo, verso politiche che proliferavano quando nel paese c’erano grandi difficoltà economiche e si mettevano i soldi nelle tasche dei cittadini».
Cosa manca?
«Per attivare la domanda interna sarebbe stato necessario ridurre il costo del lavoro».
Una classica proposta del sindacato...
«Vuole qualcosa di più innovativo...».
Prego.
«La vera sfida per il futuro è il reddito universale. Ma si tratta di una sfida europea e non certo solo italiana».
Come si finanzierebbe?
«Se io uso il mio telefonino e navigo per esempio su Facebook sto dando dei soldi a qualcuno e quindi è giusto che questo qualcuno paghi le tasse. Lo stesso discorso vale per tutti i colossi del web che guadagnano qui in Italia. Quegli incassi poi vanno redistribuiti tra i cittadini. Ovvio che un’operazione del genere non può riguardare solo l’Italia. Sarebbe impraticabile».
Mi sembra una proposta grillina...
«E infatti dai Cinque Stelle mi sarei aspettato misure di questo tipo piuttosto che il classico pacco di pasta sul modello Achille Lauro».
Se è per questo anche sul lato degli investimenti la manovra non dà grandi soddisfazioni.
«Infatti. E pure su questo versante avrei auspicato un maggiore tasso di innovazione...».
Cosa vuol dire?
«Le faccio un esempio. Abbiamo nel sistema pensionistico integrativo italiano circa 100 miliardi di euro e di questi il 95% è investito all’estero... Se ci fosse un sistema di garanzia pubblico, sarebbe possibile spostare queste risorse in un grande piano infrastrutturale. Invece si parla di investimento di lungo periodo nelle infrastrutture solo quando c’è un dramma o un’emergenza».
Articolo su Libero

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