Testo scorrevole

Paolo Pirani scrive su Twitter: “Bene il ritrovato dialogo con l’Europa. Ora investimenti a favore dell’industria, riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, salvaguardia dei contratti nazionali”
Oggi Paolo Pirani ospite Rainews24
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Ripartire dal lavoro
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Uiltec e Amref: Azionista della Salute
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Uiltec e Progetto Sud-UIL insieme in Argentina
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Paolo Pirani intervistato da Angela Zoppo di Milano Finanza a pag. 4

13 agosto 2020
Torna in un cassetto al Mise la bozza di emendamento al decreto Semplificazioni che rischiava di dare il colpo di grazie alle attività upstream in Italia, mettendo a rischio i piani di Eni ma anche di operatori esteri del calibro di Shell e Total.

Il testo, anticipato da MF-Milano Finanza il 7 agosto scorso, non è passato inosservato e ha sollevato un’ondata di polemiche tale da convincere gli estensori di area pentastellata a fare un passo indietro. Dai sindacati alle associazioni di categoria, la levata di scudi è stata immediata e collettiva. Con l’intento di accelerare sul piano che individua la aree idonee alle operazioni di E&P (il cosiddetto Pitesai), nel testo si ipotizza di estendere i divieti alle trivellazioni future anche in presenza di permessi e concessioni già assegnati, restringendo ancora di più la superficie delle aree in cui sarà consentito esplorare e trivellare. “Se quell’emendamento fosse passato, avrebbe messo a rischio 20 mila lavoratori di Eni e dell’indotto, tra Ravenna, Val D'Agri e Gela, bloccando anche quel poco di produzione che è rimasta”, spiega a MF-Milano Finanza Paolo Pirani,segretario generale Uiltec, “Non solo, con quelle modifiche al Pitesai sarebbe stato compromesso anche il piano Eni per Ravenna, dove è prevista la creazione del più grande centro al mondo per lo stoccaggio della CO2, utilizzando i giacimenti di gas ormai esauriti. Ma il controsenso più clamoroso sa qual è? Che dal governo sia stato anche solo pensato un emendamento del genere: mentre si ostenta la difesa dei diritti di Eni tra Cipro, Turchia ed Egitto, si va ad affossare la sovranità energetica nazionale. Questo è un caso che andrebbe portato davanti al Copasir”. Il sollievo per quello che non è stato, non basta a contenere la rabbia per quello che poteva essere. “Cosa sarebbe successo se quell’emendamento non fosse venuto allo scoperto?”, è la considerazione di Pirani, “Appena una settimana fa abbiamo incontrato l’ad Descalzi, che ci aveva confermato un piano di investimenti per l’Italia pari a 6 miliardi di euro al 2023, e già in quell’occasione erano emerse le preoccupazioni per il futuro dell’upstream, frenato da un quadro normativo penalizzante. Ora il nostro timore è che qualcuno ritiri fuori l’emendamento appena si saranno calmate le acque. Non possiamo abbassare la guardia”. Di qui la proposta di un tavolo di confronto fra tutte le parti interessate, Eni naturalmente, e poi i ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dell’Economia, delle Infrastrutture, le associazioni di categoria e i rappresentanti dei lavoratori, coinvolgendo anche Palazzo Chigi.

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