“E’ bene che la Commissione europea comprenda le peculiarità dei paesi membri e definisca politiche industriali che ne tengano conto. Per noi è fondamentale l’attuazione del principio della neutralità tecnologica per poter avere una prospettiva concreta per le lavoratrici e i lavoratori su cui impattano le scelte legate al green deal, alle transazioni energetica, ecologica e digitale”.
Lo ha detto Daniela Piras, Segretaria generale della Uiltec, rivolgendosi al gruppo di deputati e parlamentari europei nella sede del Parlamento a Bruxelles.
Proprio nella capitale belga questa mattina si è tenuta la manifestazione promossa dal sindacato europeo di IndustriAll che ha riunito la protesta di migliaia di lavoratori e lavoratrici dell’industria UE.
“Il nostro sindacato -ha continuato Piras- rappresenta gli addetti della chimica-farmaceutica, dell’energia, della moda, della plastica, del vetro e della ceramica.
E’ importante che i vertici del parlamento europeo rivedano, le rigidità degli strumenti indicati per raggiungere gli obiettivi previsti per il 2035, quelli del Fit for 55, e in generale dal green deal.
Occorre considerare anche quanto impatteranno le scelte economiche ed industriali della nuova amministrazione Usa sul Vecchio Continente. Esiste il concreto rischio, in conseguenza degli strumenti individuati dalla commissione, come ad esempio il CBAM, che i Paesi membri decidano di importare prodotti finiti su cui non insistano i costi caricati della Co2, determinando così lo smantellamento delle filiere produttive dei nostri settori industriali.
E’ fondamentale che tutti i Paesi europei possano usufruire di costi energetici competitivi. Purtroppo, nel piano presentato dalla Commissione europea, denominato ‘Bussola della competitività’, i principi sociali di fondo sono citati sporadicamente: è così per il dialogo europeo, per i diritti sociali, per le parti sociali, per i lavori di qualità. Inoltre spariscono dal documento gli investimenti necessari al raggiungimento delle trasformazioni da raggiungere.
L’elettrificazione non può essere l’unico obiettivo per raggiungere la decarbonizzazione del nostro sistema industriale.
La transizione deve passare attraverso il gas. Nel sottosuolo nazionale esiste gas a sufficienza da estrarre per garantire una minor dipendenza di fabbisogno dall’estero e per determinare la sicurezza energetica del Paese. Così si possono garantire i nostri livelli occupazionali e quelli produttivi. In questo modo può crescere il Pil e l’Italia può uscire dalla crisi”


