Quale futuro si prospetta per la moda italiana dopo quindici anni in cui l’occupazione si è ridotta di un quinto? Ne hanno parlato il presidente di CNA Federmoda, Marco Landi, e i segretari generali di Filctem Cgil, Marco Falcinelli, di Femca Cisl, Nora Garofalo, e di Uiltec Uil, Daniela Piras, all’iniziativa “Dialogo sul settore moda”.
Difficile fare previsioni in un momento così complesso dal punto di vista geopolitico ed economico. Di sicuro per provare a immaginare un futuro auspicabile per il settore bisogna tenere conto di alcuni elementi negativi. La moda è un settore ad alta intensità di lavoro (e quindi con margini contenuti), con una elevata presenza di attività irregolari, e si trova a fronteggiare il progressivo invecchiamento della popolazione italiana che indebolisce il mercato interno.
Ma esistono anche alcuni punti di forza del comparto sui quali poggiare. L’apprezzamento per la professionalità italiana è globale soprattutto per la fascia alta e a maggior valore aggiunto. Spaventano i dazi annunciati dagli Usa ma in compenso stanno crescendo le esportazioni in altre importanti aree del mondo, dall’Asia ai Paesi del Golfo. Nonostante i lunghi anni di crisi le imprese italiane sono riuscite a presidiare stabilmente i mercati internazionali.


