Comunicato sindacale
Ieri si è svolto il tavolo della Chimica al Mimit. Al governo abbiamo chiesto e chiediamo di farsi garante del processo di trasformazione in atto per garantire una prospettiva concreta al mondo della chimica e la sua centralità nel sistema produttivo manifatturiero difendendo la strategicità del settore e farlo in fretta, perchè le esigenze del mercato cambiano velocemente.
L’industria che rappresenta la spina dorsale dell’economia nazionale si basa sulla manifattura, una realtà che è fortemente collegata alla chimica. Il nostro Paese per le sue specificità necessita di neutralità tecnologica che significa, per esempio, tutelare i siti nazionali che producono biocarburanti rispetto a quelli all’estero che producono carburanti sintetici.
La chimica di base entrerà inoltre, ancor di più nelle nostre produzioni. Occorre garantire la continuità produttiva della chimica di base, non solo per tutelare gli approvvigionamenti connessi, ma anche i livelli occupazionali correlati.
Al governo abbiamo chiesto e chiediamo di farsi garante del processo di trasformazione in atto per garantire una prospettiva concreta al mondo della chimica e la sua centralità nel sistema produttivo manifatturiero.
All’incontro, presenziato dal ministro Adolfo Urso e dal viceministro Valentino Valentini hanno partecipato, oltre alle organizzazioni sindacali, i rappresentanti del Mimit e del Mase, di Federchimica, di Unionchimica, di altre associazioni datoriali.
Abbiamo apprezzato l’impegno del governo teso ad affrontare il tema della verifica dell’efficacia del Cbam, il meccanismo di aggiustamento carbone alla frontiera, e la sua necessaria correzione, prima che ne termini, a fine 2025, il periodo transitorio. L’esecutivo, infatti, ha dichiarato di essere in contatto con alcuni Paesi europei per la redazione di un “non paper“ sulle industrie energivore e quindi anche sulla chimica, per chiedere alla Commissione europea di anticipare le due fasi di revisione del meccanismo che sono già previste al 2026 e al 2028.
Il ministro Adofo Urso ha sottolineato di essere al lavoro per intervenire su quattro aree: agire per semplificare in maniera importante l’onere burocratico che oggi si associa al Cbam; valutare l’estensione del campo di applicazione ai prodotti a valle a quelli oggi soggetti al Cbam; modificare lo strumento per arginare i rischi di elusione delle regole, in particolare in relazione alle importazioni; assicurare alle imprese europee (operanti nei settori soggetti al Cbam) l’equa competizione sia su mercato dell’Unione che sui mercati esteri, sostenendo gli esportatori europei che operano su mercati non soggetti a regole similari a quelle del nostro Ets e Cbam, e riducendo in tal modo i rischi di delocalizzazione.
Per quanto riguarda il rapporto con Federchimica ed Unionchimica, come Uiltec abbiamo ribadito l’elevato livello di relazioni industriali che ha determinato un alto livello di condivisione tra le parti, utile a condividere richieste comuni come il documento presentato congiuntamente al Mimit.
La chimica è un settore strategico per l’Europa e l’Italia: l’UE è il secondo produttore al mondo con una quota pari a circa il 15%, mentre l’Italia, con 59,5%, è il terzo produttore europeo con una quota pari a circa il 10%, dopo Germania e Francia, e il decimo al mondo.
L’industria chimica è una competenza abilitante per il Made in Italy e lo sviluppo sostenibile: i prodotti chimici sono presenti nel 95% di tutti i manufatti di uso quotidiano e hanno un’applicazione prevalentemente industriale.
Tra le proposte presentate nel documento congiunto al governo, quella di creare un mercato unico europeo dell’Elettricità, perché è essenziale garantire l’accesso a forniture energetiche a costi competitivi, mantenendo l’energia elettrica a livelli pari o inferiori rispetto agli altri Paesi europei.
In questo senso l’Italia dovrebbe essere valorizzata come hub energetico per il Sud Europa, promuovendo gas, stoccaggio di CO2 e rinnovabili. Poi, il settore chimico, deve essere accompagnato nella transizione ecologica evitando regolamentazioni eccessive.
È necessaria una spinta verso investimenti in tecnologie innovative, come il riciclo chimico e l’idrogeno rinnovabile. Inoltre, per facilitare la decarbonizzazione della chimica, occorre rafforzare i finanziamenti provenienti dai permessi per le emissioni di CO2, raggiungendo anche in Italia il limite massimo di compensazione del 70%, come previsto dalla normativa europea.
Risulta cruciale stabilire un quadro normativo che contempli obiettivi ambiziosi ma realizzabili, rispettando proprio il principio di neutralità tecnologica. Qualsiasi restrizione sull’uso di sostanze deve considerare l’efficacia della gestione del rischio e la mancanza di valide alternative.
L’Italia deve valorizzare la sua posizione di “eccellenza” nel riciclo, creando un vero Mercato Unico per la circolarità. Infine, è fondamentale investire nella formazione e nelle competenze del settore, promuovendo programmi formativi e aumentando l’orientamento verso le professionalità tecnico-scientifiche nelle scuole.
Nel corso dei lavori del Tavolo al Mimit, il ministro Adolfo Urso ha annunciato la convocazione di due tavoli tecnici riguardanti Versalis, la società chimica del Gruppo Eni.
Il primo incontro si terrà l’11 dicembre e sarà dedicato al progetto di Brindisi: insieme all’azienda e ai sindacati, saranno presenti anche i rappresentanti della Regione Puglia.
Il secondo tavolo, previsto per il 13 dicembre, si concentrerà sulla situazione dei siti produttivi siciliani e di tutta la filiera, inclusi quelli dell’Emilia-Romagna: sempre insieme all’azienda ed i sindacati, saranno presenti i rappresentanti della Regione Siciliana e della Regione Emilia-Romagna.


